Teggji                        

 

Teggji

ammuntunati ill’alturi mei

runzicati in folmi ameni       

da l’induli custanti di lu tempu,

e secculi e secculi

in chiss’allisgia allisgia

finz’a falli tundi,

finz’a turralli, cun pazenzia,

giust’a misura

di l’aria mattessi chi l’ha fatti,                    

scurriati da li ‘enti

e da antichi timpistai

mantenini fideli in gjugna conca

sempri una lagrima falendi.

Li semiti, signati e netiti,

so solu brinchi di capri

ch’ani cilcatu ill’inchjassi l’alimentu

o fossi ancora so’ lu sestu

d’una tratta chi in pressa

ha cilcatu fuggjendi

sussegu illu riparu.

Teggji ammuntunati

com’e posti a posta

e tra l’una e l’alta gjugna tantu

sulittaria,

una liccia ‘eldi si pesa

maccari cannuccata

da l’irriti furriosi di maistrali,

chi sulzi la sustanza

da chissa finditura undi s’annida

e chi la teni in vita.

Ruccatoggji so’ li teggji

ammuntunati di l’alturi mei

undi v’è adducatu

lu semini di la me’ gjenti

e la raichina di l’identitai

nasci da un ciaccaru

ch’affunda li so’ bracci

ill’incasci più prufundi

di chista tarra tosta,

di granittu.                                                    

 

Rocce

 

Rocce/ammassate sulle mie alture/rosicchiate in forme amene/dall’indole costante del tempo,/e secoli e secoli/in quel continuo lisciare/sino a farli rotondi,/sino a ridurli, con pazienza,/a giusta misura/dell’aria stessa che li ha generati,/squarciata dai venti/e da antiche tempeste/mantiene fedele, in ogni anfratto,/sempre una lacrima che cade./I camminamenti, segnati ed evidenti,/sono solo salti di capre/che hanno cercato nelle fenditure di roccia l’alimento/o forse sono pure il segno/di un’orma che in fretta/ha cercato, fuggendo,/tranquillità e riparo./Rocce ammassate/come messe lì volutamente/e tra l’una e l’altra, ogni tanto,/solitario,/spunta un leccio verde,/magari piegato/dalle raffiche furiose del maestrale,/che assorbe la sostanza/da quella spaccatura in cui s’annida/e che la tiene in vita./E’ un dirupo questo ammasso di rocce/sulle mie alture/dove è conservato/il seme della mia gente/e la  radice dell’identità/nasce da un ceppo/che affonda le sue braccia/negli incastri più profondi/di questa terra dura,/di granito.