ETIMOLOGIA DEL NOME GALLURA

 

(da “Tradizioni Popolari di Gallura” di Maria Azara - Edizioni Italiane – Roma 1943)

 

Sull'etimologia del nome « Gallura » non vi è pieno accordo fra gli scrittori. La maggioranza seguendo il fara G. F. De Chorographia Sardiniae, Caralis, 1838 pag. 87; e De rebus »is, Torino, 1835, pag. 298 che a sua volta, pare che abbia tratto la notizia da Anulo da Viterbo   (lohannis, Annii Viter-biensis De commentariis antiquitatum) fa derivare la denomina­zione da Galatos, figlio >di Olbio re dei Galli, il quale, fondata in Olbia una colonia in onore del padre Olbio, avrebbe poi edifi­cato città e castelli presso lo stretto di Bonifacio, chiamato, per la stessa ragione, Fretum Gallicum.

Lo spano (Ortografia sarda nazionale ossia Grammatica della lingua logudorese paragonata all'italiana. Cagliari, 1840, I, pag. XIII nota 2) riportata, anche egli, l'ipotesi del Farà, ricorda che Cristoforo Laudino nel suo Commento alila Divina Commedia canto XXII dell'Inferno) derivò, invece, la denominazione da cer­ti conti pisani, che portavano un gallo per insegna, facendo pre-r-?nte che nella chiesa di S. Domenico in Bologna, si trova un ri­tratto di Enzo, che ha un gallo sul cimiero.

Di questa ultima opinione è l'Anonimo gafloreee, che scrisse Brevi cenni sulla Gailura», Piacenza, 1897, pag. 7 e segg., rile-che « la denominazione Hi Gailura non esiste presso Tolomeo e Antonino, antichi scrittori di cose geografiche, che ci la­sciarono le distanze di molte località di questa regione. Ne parla invece Dante nel canto Vili del Purgatorio lì dove dice:

Non le farà sì bella sepoltura La vipera che i Milanesi accampa Come avria fatto il gallo di Cattura ».

Dante si riferisce al giudice « Nino gentile » Ugolino Viscon­ti, conte pisano originario della famiglia milanese dei Visconti, che fu giudice di Gallura dal 1282 al 1300.

Anche il corona (cfr. Prefazione alle Tradizioni popolari di Gallura del de rosa, Tempio, 1900) per quanto in una nota (2 pag. II) dica che non deve tenersi conto dell'opuscoletto dell'ano­nimo gallurese, perché la trattazione è assai superficiale, ne con­divide pienamente l'ipotesi, quasi con le stesse parole, ricordando inoltre vivanet F. La Sardegna nella Divina Commedia, e nei suoi commentatori, Sassari, 1879, e cucia P. Nuovo itinerario del­l'isola di Sardegna. Ravenna, 1892.

l'angius (in Casalis: Dizionario geografico, storico, statisti­co, commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, Torino, 1840, VII par. 41) a sua volta, esclusa l'ipotesi del Fara, che qualifica come « uno dei sogni del viterbese (Annio), e affermato che l'ipotesi di Landino « non è sostenuta da monumenti » ricorda un'altra ipotesi del nurra, che fa derivare Gallura dai Galluri o Galluth cioè da quei popoli africani e iberici « che disertarono dalle insegne cartaginesi dopo la conquista dell'isola », L'ANGIUS esclude anche questa ipotesi, dicendo che « la concezione che vor­rebbe fare il -Surra o non viene a tempo, ma non esprime una opi­nione propria. Tanto meno mi posso azzardare io a manifestare un giudizio fra le varie correnti: ma mi sia lecito esprimere una modesta impressione. Quale che sia 1 ipotesi più accettabile e più confortata da elementi storici, sembra che sia da escludere quella del Landino e degli scrittori che hanno attinto da lui.

Il primo dei Visconti, infatti, che fu giudice di Gallura. se­condo la cronologia fattane dal manno (Storia di Sardegna. Ca-polago, 1840. II pag. 70), fu Giovanni o Chiano \ isconti nel 1257. Secondo il maltza?s (Reise auf der Insel Sardinien Leipzig, 1869

Curadoria di Bitti 2 Comuni, Bitti, Onani.

Curadoria di Orosei 7 Comuni, Dorgali. Galtelli. Irgoli. Loculi, Luca, Onifai, Orosei.

La Gallura superiore cioè quella attuale, è composta delle prime quattro curadorie: Geminis, Terranova, isole intermedie e Giuanas (Per una diversa ripartizione cfr. lissia S. La Gallura. Tempio. 1904, pag. 88 e angius V. in Casalis G. Dizionario degli Stufi di S. M. il Re di Sardegna. Torino, 1840, VII pag. 71 e segg.) le quali confinano, oltre che con la curadoria di Posada, dello stesso giudicato, con quelle di Ampurias, Anglona, Corea­no, Monteacuto, tutte del giudicato di Torres.

(10) II Limbara costituisce un'attrazione per i turisti, so-pratutto da quando la Milizia Forestale Fascista ha costruito una strada camionabile, che porta comodamente fin sotto alle vette principali del Giugantino, denominate Berritta, (mt. 1362), Balistreri (mt. 1359) e Bandera (mt. 1329). Queste, per quanto non molto elevate, offrono un panorama magnifico e grandemen­te interessante. Su ciascuna di esse non mancano leggende; lo stesso gruppo Giugantino trae, per esempio, il suo nome da uno dei primi giudici di Gallura, Costantino (luighe Antinuì. ma non si sa se egli avesse fatto di quelle alture un suo osser­vatorio per vigilare i movimenti dei nemici, che potevano ve­nire dall'interno, oppure se ne formasse mèta preferita delle sue escursioni in montagna. Il Limbara. dal lato che prospetta Tempio, da l'apparenza di maggiore maestosità del Gennargentu. che al centro della Sardegna, lo supera per altezza. La costa del Limbara. infatti, invece di scendere degradando come negli al­tri lati verso Luras. Calandanus. Monti. Berchidda e Oschiri. è molto ripida verso Tempio, e. vista dalla città, a sei o sette Km. di distanza, appare per lo più. quasi a picco, come un imponen­te sbarramento verso e;t. sud-est.

Anche la conformazione geologica da l'impressione di ima maggiore altitudine se si guardano i notevoli massicci di gra­nito fra i quali si abbarbicano soltanto cespugli di erica o al­berelli di elee o di sughero, bassi e contorti per la violenza dei venti sopratutto della zona di ponente e nord-ovest, oppure la grande abbondanza di massi erratici sparsi per ogni dove, par­ticolarmente dai mille metri in su.

Alla stessa altitudine si trova in notevole abbondanza l'erba barona (thimus herba barena) dal penetrante profumo di timo, che impregna l'aria e da uno squisito aroma alle carni del be­stiame ( capre e pecore) che vi pascolano nell'estate.

Nel pianoro che sta sotto le punte di Giugantino e di Sa Berritta verso la fine del secolo scorso fu eretta una chiesetta con unica navata intitolata a Santa Maria della Neve. Non si giunse, però, a consacrarla perché le difficoltà, che allora si frapponevano al comodo accesso sul luogo, impedirono affluen­za di fedeli. Per molti anni la chiesa servì di ricovero ai pastori e ai turisti, che salivano da Tempio e dagli altri comuni e che pernottavano sulla montagna.

Quando, però, una eccezionale nevicata fece crollare il tet­to, nessuno pensò più a ripararlo e il tempo, le intemperie e la mano dell'uomo hanno ormai ridotto la chiesa ai quattro muri in parte diruti.

Il punto panoramico migliore si gode dal Giugantino. L'a­bitato di Tempio sembra molto più vicino di quello che in real­tà è e i numerosissimi vigneti, che stanno intorno alla città, ap­paiono, con le loro chiusure a muro secco, come una specie di scacchiera a fondo verde. Più in là Aggius: a destra Luras. Nu-chis, Calangiamis e, in fondo, l'estuario della Maddalena.

Un buon binocolo consente di distinguere bene il semaforo di Guardia Vecchia nel punto più elevato della Maddalena, e. in Caprera, la bianca casa, alla quale fra una campagna di guerra e l'altra, tornava Garibaldi a cercare ristoro nella serenità del lavoro campestre e nella marina che guarda la Corsica. A nord-ovest, l'Anglona con le macchie bianche dei suoi paesi Nulvi, 1 >-ìlo, Martis, e poi il golfo di Porto Torres. la stretta penisola di Stintino e, l'isola dell'Asinara; a nord lo stretto di Bonifacio e le montagne corse. A sud la lontana linea dell'orizzonte è sbarrata dalla massa azzurra del Gennargentu. ma per giunger fin là quale arruffio di colline e di picchi e argentei nastri di Borni lo sguardo può ammirare ! I galluresi, e i temspiesi in par­ticolare, sentono viva la nostalgia del loro Limbara, come gli abruzzesi della Maiella, e basta — quando essi ritornano dopo lunga assenza — osservare come si ravvivano i loro occhi ap­pena l'automobile o il piccolo treno, che li trasporta, si inerpica su per i tornanti della strada verso i valichi del monte per com­prendere quanto il nostalgico sentimento sia profondo.

Su Tempio, sui suoi magnifici panorami e sui suoi abitanti cfr.: domenech E. Pastori e banditi (trad. Carta Raspi R.), Ca­gliari, 1930. pag. 45.

(11) In tutti gii antichi atti ufficiali il comune di Tempio è indicato col nome di « Villa Templi » e dal 1842, con quello di « Civitas Templi » in seguito alla sua elevazione al grado di cit­tà, conferito al comune stesso con decreto del Re Carlo Alberto. Col titolo di città fu conferito al comune anche il diritto di fre­giarsi di uno stemma civico : « Scudo sannita di smalto azzurro Savoia con campagna di smalto verde, con sovrapposti: 1} un tempio tetrastilo d'argento sormontato da un gallo d'oro cadente al posto d'onore;

2) nel centro di ciascun cantone del capo una stella di pri­ma grandezza segno dei Gemini.

Lo scudo è cimato da una corona marchionale con fioroni e gruppi piramidali di perle sostenuti da punte. Sotto la punta dello scudo, su una lista bifida, svolazzante, il motto: " Civitas Templi ».

Un'antica tradizione vuole che la città sorgesse tra il se­colo XI\ e il XVI sulle rovine di una colonia romana, Gemellae, intorno ad un tempio pagano dedicato ai Dioscuri. La città sorge nel mezzo di quell'altipiano triangolare col qua­le termina a settentrione l'isola di Sardegna. Capoluogo di pro­vincia fino al 1861 e di circondario fino al 1925, conserva, an­che i1 >po le perdita della prefettura e la soppressione della folto-prefettura il titolo di capoluogo della Gallura, che le deriva da un antico ed incontrastato esercizio di rappresentanza morale.

Devesi, poi. tenere presente, per comprendere che in città non si osservano molto le antiche costumanze, che Tempio è oggi centro di una vastissima diocesi e. per la presenza di un tribunale, di una vasta circoscrizione giudiziaria. E' inoltre sede di un R. Liceo ginnasio, di una R. Scuola secondaria di avvia- mento, di un circolo Ispettivo, di un reggimento di fanteria, di un deposito militare, di un comando di compagnia dei RR. CC., di una potente stazione radiotelegraflca della R. Marina, di una cattedra d'Agricoltura, di un ufficio del registro e delle ipoteche ecc. Tutto questo fa sì che su di esso gravitino per di­versi interessi ben 19 comuni e 18 altri centri minori, nonché una numerosa popolazione rurale, sparsa, secondo l'antichissimo costume, nelle campagne.

(12)  La salubrità  del clima è  determinata dalla   posizione montuosa o di alta collina, dall'abbondanza dell'acqua e dai nu­
merosi boschi.

Circa la flora di vegetazione spontanea basta ricordare fra le piante d'alto fusto, la quercia (quercus robur), la sughera (quercus suber), l'elee, il castagno, il frassino, l'olmo, l'ontano, il pino, il salice, l'olivastro, l'alloro; fra quelle *di basso fusto e gli arbusti; la ginestra, il sambuco, le canne, il rosmarino, il corbezzolo, il lentischio, il mirto, il cisto, l'erica, l'euforbio, l'a­laterno, l'asfodelo, la ferula, l'edera, il pungitopo, il timo, il vetrice, oltre le piante fruttifere. Circa la fauna occorre tenere presente che mancano in Gallura. come, credo, nelle altre zone della Sardegna, i rettili velenosi, quali le vipere; che nei fiumi si trovano trote e anguille mentre da qualche tempo vi sono state introdotte le tinche ;. che fra gli animali selvatici, oltre i volatili, fra cui abbondano le pernici, si trovano il cinghiale, la volpe, la lepre, la martora, il riccio, la donnola.

Un tempo abbondavano anche i cervi e mufloni, che ora pos­sono trovarsi soltanto in qualche tenuta riservata.