“ Quando, all’incirca un anno fa, Gianfranco mi offrì la lettura di una sua poesia considerai questa opportunità come una privilegiata preferenza accordatatami per poter viaggiare ancora più timidamente nell’animo di colui che quasi fa parte del mio quotidiano, compagno di lavoro che ci accomuna, l’amico di tanti anni. E dall’amico ti aspetti di tutto, anche di rivelarsi, seppur timidamente ed a tua insaputa, abile narratore dei tuoi sentimenti, vivace pittore di paesaggi dove vivono le tue emozioni. Si, perché leggendo la poesia, sentivo quanto fossero accordate le sue espressioni con le note che toccavano il mio animo, nate appena, mentre ne leggevo i versi. E nel rendergli merito per essere riuscito a farmi esplorare il mio recondito, quali lo rimproveravo per la sua titubanza nel proporsi, per la sincera modestia ed il garbo nel manifestarsi… Credo che la prova stia proprio in questo, nel saper raccogliere il testimone di ogni istante che ci appartiene riuscendo a comunicare agli altri l’eternità di “quell’attimo” così da farlo diventare testimone del tempo e nel tempo.
Alberto Lentinu
( Sindaco di Luras)
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“ Se anche Gianfranco non si fosse un giorno deciso a tirare fuori dal cassetto i suoi versi, credo che quelli, presi dalla disperazione, avrebbero cominciato a risuonare dentro in cantuccio in cui erano clandestinamente nascosti, per poi filtrare la loro musica attraverso le fessure del mobile, diffondersi nella stanza, auto amplificarsi dalla finestra di casa giù fino alla strada e chissà dove ancora sarebbero giunti, pur di farsi ascoltare, non fosse che un bel giorno(che io immagino senza un filo di vento e con un sole tiepido e ammiccante) il nostro poeta quella musica straripante l’ha veramente sentita, ma dentro, come un’urgenza, come una polla d’acqua sorgiva che premesse per venir fuori, gli risalisse nelle vene e straripasse dalla bocca, imbarazzata ma finalmente liberata da un’insana pudicizia che un poeta della sua pezza non poteva affatto permettersi… Il suo è innanzitutto il gallurese di Tempio, così tenace semplice ricco incontaminato e genuino allo stesso tempo; La sua lingua materna. Nel vero senso della parola. Le sue liriche sono pensieri musicati.”
Riccardo Mura
(Scrittore)