A gjugna cioccu di gjanna

                                                                                                                        (Premio Prantaferru 2005)

A gjugna cioccu di gjanna

aggju ‘ntesu illa schina

lu zuddoni

e lu sudori illa fronti

curritu m’è a rii

illi rantuli rancichi

cuati e nicati

a la luci calda e dulci

di lu soli.

Aggju moltu pa’ sempri

illi stanzi buggj

ummidi di muffa

l’asetti

calpiti a la mimoria

chì lu dumani no à

boci e ne gridu

chi possia aggradissì.

A gjugna cioccu di gjanna

custrintu s’è l’affasciu

e strintu lu rispiru

a nicammi chiddu nuscu

cilcatu si mai e mai

illi piggi curriazzi

di lu sintitu.

Lacatu aggju a lu ‘entu

di li me’ intragni

l’ultimi trubbei

a pultaccilli allonga

‘eldi lu mari

pa’ sminticalli e più

a disviammi

chì chista beltula

abà

no villa faci a mantinè

ne sonnii e ne disici

in chistu caminu chena tempu

chi lentu cola

e solu ambaru

a gjugna cioccu di gjanna.

                                                 

AD  OGNI BUSSARE DI PORTA

 

Ad ogni bussare di porta/ho sentito correre lungo la schiena/i brividi/e il sudore sulla fronte/è corso a fiumi/per i rancidi rantoli/nascosti e negati/alla calda e dolce/luce del sole./Ho stroncato per sempre/ nelle stanze buie/umide di muffa/le aspettative/scalfite nella memoria/perché il domani non ha/voci o grida/che posso gradire./Ad ogni bussare di porta/forzato si è l’affanno/e accorciato il respiro/a negarmi quel profumo/da sempre cercato/nelle pieghe coriacee/del sentimento./Ho lasciato al vento/delle mie viscere/le ultime pastoie/per portarle lontano/verso il mare/per dimenticarle/e non pensarci più/perché questa bisaccia/ora/non riesce più a contenere/né sogni né desideri/in questo cammino senza tempo/che trascorre lento /e rimango solo/ad ogni bussare di porta.